RIVOLTARE LA STORIA COME UN CALZINO

Tutti quelli che, come me, amano la storia, non possono fare a meno di gettare uno sguardo oltre le apparenze. Ricordo molto bene che quando il primo giorno di scuola, in terza elementare, ci si presentò la nuova maestra, a noi bambinetti venne una insaziabile curiosità per le tante novità.

A quel tempo, i bambini delle prime due classi elementari portavano un grembiulino nero con colletto rigido bianco in plastica su cui campeggiava un enorme papillon azzurro, una sorta di grande fiocco che ci faceva apparire come una specie di grosso pacco regalo. Ci trascinavamo appresso una sorta di cartella semivuota con dentro il portapenne, un libro di lettura e qualche quaderno. La terza elementare ci fece cambiare abbigliamento (le bambine smisero il fiocco, i maschi avevano una maglia blu con due “pon pon” azzurri al colletto simili a due ricci di castagno) ma soprattutto ci dotò di un nuovo straordinario oggetto librario: il sussidiario. Era, questo, un libro composto da più libri (aritmetica, storia, geografia) che ci riempiva di curiosità.

Il primo giorno, la nuova maestra ci spiegò “che cosa è la storia”. Poi ci disse di studiare per il giorno dopo le prime due pagine. Quando, il giorno dopo, ci presentammo in classe, la maestra scoprì con sorpresa che avevamo imparato a memoria le prime due pagine della sezione storia del sussidiario. Tutti, chi meglio, chi peggio. Meravigliata, ci domandò perchè l’avessimo fatto. Non ricordo più chi rispose: “L’altra maestra ci faceva studiare così”.

“No, no: così non va bene. Studiare non vuol mica dire imparare a memoria le cose. Le cose non si deve ripeterle a memoria come una filastrocca: si deve capirle!”. E ci spiegò quelle due pagine che avevamo recitato in apnea. Sono rimasto così colpito da questo fatto, che quel giorno ha segnato la mia vita e lo studio della storia è diventato la mia passione. La storia non è soltanto fatta di date e battaglie, è fatta da tutte quelle persone che ora non ci sono più ma che hanno sofferto, combattuto, lavorato e gioito e molti di loro erano nostri antenati. Questa cosa degli antenati, delle persone che sono state prima di noi, mi ha completamente preso. E così, se è vero che la storia la scrivono i vincitori, tuttavia la vivono tutti. E allora dobbiamo andare oltre al libro, oltre alla carta su cui sono scritte le testimonianze. Dobbiamo tenere in conto anche le tradizioni e le leggende, le storie che ci tramandano i nostri anziani e a cui le hanno tramandate i loro anziani. Dobbiamo ragionare con logica e tuttavia provare un sentimento vero per gli esseri umani. Ecco ciò che mi ha sempre guidato, a volte controcorrente, con grande stima per chi mi ha preceduto su questa strada.

Una leggenda non è una fiaba: una leggenda è fondata su un fatto vero sul quale si innesta poi la voce di un intero popolo. Le antiche storie che raccontavano i nonni non erano del tutto inventate ma prendevano spunto dalla realtà. E ricordo bene la mia nonna paterna la quale riempiendoci di meraviglia per il fatto che trovasse interessante il film “Conan il barbaro”, disse a tutti noi “Somiglia molto alle storie che raccontavano i vecchi”, ovvero coloro che quando lei era bambina si raccoglievano intorno al focolare a raccontare le storie.

E’ così che si sono tramandate le cose di generazione in generazione. Non è detto che un uomo sia stato un uomo “giusto” soltanto perchè l’ha scritto un plaudente leccapiedi. La storia è piena di personaggi che sappiamo essere stati perfidi e malvagi ma di cui si è detto un gran bene… Se non fosse perchè le tradizioni popolari ce lo hanno tramandato come una bestia feroce. Io stesso ho raccolto aneddoti su personaggi storici recenti di cui si dice un gran bene ma che chi li ha conosciuti me li ha raccontati nella loro vera essenza.

Dunque, non aspettatevi da me la solita piaggeria. Io non mi fermo ai dati di archivio da cui (meglio precisare) è essenziale partire. Io credo davvero nella Vox populi vox Dei. Se un popolo intero tramanda una leggenda nera, deve per forza esservi un fondamento.

La storia non è solo archeologia e non sempre gli archivi parlano una lingua corretta. E’ per puro caso che abbiamo un resoconto (una sola copia) della famosa decisione sulla “soluzione finale” nazista e ciò è dovuto alla morte accidentale del suo proprietario che non è così riuscito a distruggerla come imponeva la regola e oggi staremo a discutere se davvero Hitler sapesse: certo che sapeva, gli ordini li ha dati lui ma senza quel documento oggi molti non ci crederebbero dato che (proprio lui lo diceva)  un uomo ucciso è un omicidio, dieci uomini uccisi sono una strage, un milione di uccisi è una statistica. Nerone ci è stato tramandato come un pazzo sanguinario ed i Senatori lo odiavano, ma il popolo di Roma lo amava molto, cristiani esclusi: ovviamente le fonti scritte non gli sono state favorevoli e comunque aleggia su di lui lo spettro molto realistico della sua megalomania. In ogni caso incolpò i cristiani dell’incendio di Roma poichè erano considerati una setta di fanatici forsennati (e probabilmente lo erano).

Può darsi che io abbia calcato troppo la mano. Può darsi anche che io abbia commesso degli errori (e chi non ne fa?). Ma preferisco rischiare un errore in buona fede in eccesso, piuttosto che cadere nel tranello del negazionismo. Mi piace rivoltare la storia come se fosse un calzino. Forse sono stato un po’ attirato dalle teorie complottiste (che a volte sono davvero credibili). Non sapremo mai se Nievo sia davvero vittima di un delitto di Stato oppure di un incidente. Non sapremo mai dove siano andati a finire i Goti di Ravenna. Altri misteri, invece potremo risolverli e io ho tentato di darvi una risposta (“Mistero e leggenda”). Ma la storia non è solo una polverosa e intrigante pagina di archivio: sono le voci e i fantasmi di chi ci ha preceduto. E si trovano ancora tra noi, diafane e affascinanti.

Duilio Chiarle

 

RIVOLTARE LA STORIA COME UN CALZINOultima modifica: 2014-07-03T11:30:45+00:00da 59limes
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