GERARD CROISET: L’UOMO CHE NON RIUSCI’ A SALVARE MORO

8 maggio 1978. Arriva a Roma un distinto signore olandese, anziano. Non è molto alto, ha il volto camuso, lo sguardo intenso ed i capelli rossi. E’ stato chiamato in Italia dall’Interpol per collaborare con le forze dell’ordine ed i servizi segreti per ritrovare Aldo Moro, Presidente del Consiglio in carica rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo. In via Fani, il giorno del rapimento, erano stati assassinati senza pietà tutti gli uomini della scorta. Erano state tentate tutte le vie ordinarie, senza successo. Alcuni noti politici avevano addirittura affermato di aver tentato una seduta spiritica chiamando in causa lo spirito di Giorgio La Pira (ora beatificato dalla Chiesa cattolica).

Quel distinto signore olandese è giunto in Italia non esattamente sotto silenzio: qui è famoso per una popolare serie televisiva di quattro puntate che la RAI gli ha dedicato nel 1973, interpretata da un Paolo Stoppa particolarmente ispirato: si intitolava ESP, percezioni extra sensoriali. Quel signore olandese si chiama Gerard Croiset ed è determinato ad aiutare le autorità, d’altra parte è una cosa che è abituato a fare, gratuitamente e soltanto su richiesta. I giornali riportano la cosa, Croiset viene intervistato. Ma non potrà ritrovare Aldo Moro, il giorno dopo, il 9 maggio, lo statista sarà assassinato e fatto ritrovare a Roma in via Caetani nel bagagliaio di una Renault 4 rossa.

Lo sceneggiato della RAI era andato in onda dal 27 maggio al 17 giugno 1973, per la regia di Daniele D’Anza e la colonna sonora della sigla utilizzava un Theremin. Lo sceneggiato ripercorreva alcune delle incredibili avventure di questo tranquillo signore olandese, padre di cinque figli e sposato due volte. In una di queste avventure, durante l’abbattimento di un muro pericolante si era ritrovato uno scheletro, risalente al periodo in cui l’Olanda era occupata dai nazisti. Croiset fornì un aiuto tale per la ricostruzione dei fatti che permise l’identificazione dei responsabili del delitto.

Ma chi era questo signore, questo Gerard Croiset su cui l’Interpol aveva puntato le sue ultime carte?

Croiset nacque il 10 marzo 1909 in Olanda, da padre ebreo, e siccome i suoi genitori (che facevano parte del mondo dello spettacolo) non erano sposati ebbe il cognome della madre, Boekbinder. Solo nel 1910 il padre lo riconobbe. Croiset visse un’infanzia travagliata e infelice, per molti versi simile a quella di Charlie Chaplin. Passò lunghi periodi in orfanotrofio ed un giorno rischiò di annegare in mare. L’esperienza del quasi annegamento cambiò la sua vita. In alcuni momenti, viveva esperienze drammatiche e aveva visione di cose spaventose come se stessero accadendo a lui. Croiset credeva di avere sviluppato una malattia mentale e si sottopose a molte visite specialistiche dalle quali risultò invece sanissimo di mente. Negli anni ’30 divenne piuttosto noto per le sue strane qualità. Quando le truppe tedesche occuparono l’Olanda, fu costretto a portare la stella di David, ma grazie all’ingegnosa trovata di un conoscente che nel 1942 lo riconobbe come figlio suo, scampò in un primo tempo all’internamento (dovette nuovamente riprendere il suo vero cognome nel 1950). Come dice l’enciclopedia Universale Rizzoli-Larousse, Croiset un giorno fu contattato da un gruppo di nazisti. E’ un fatto poco noto, ma i nazisti percorrevano instancabilmente l’Europa alla ricerca di reliquie e di persone dalle capacità ESP. Giunti da Croiset, lo interpellarono circa il destino del terzo reich, ma la risposta di Croiset non dovette piacer loro molto, poiché disse chiaramente che il reich sarebbe caduto e che ci sarebbe stato uno spettacolare processo ai gerarchi: ciò gli costò l’internamento in un campo di sterminio.

Il professor Wilhelm Tenhaeff, titolare della cattedra di parapsicologia dell’Università di Utrecht, si interessò alle sue inusuali capacità. Sembrava infatti in grado di mettere in rapporto fatti e persone a volte soltanto tenendo un oggetto tra le mani.

Il primo caso risolto da Croiset risale al marzo 1949 quando indicò alla polizia il luogo in cui si trovavano due bambini morti. Stanislao Nievo, grande scrittore italiano e giornalista di notevole spessore, ebbe modo di conoscerlo bene nel 1976 mentre era alla ricerca della soluzione del mistero della nave “Ercole” sulla quale viaggiava il suo illustre antenato Ippolito Nievo con il baule contenente i segreti della spedizione dei mille. Non fu facile incontrarlo, l’Università di Utrecht cercava di proteggerlo dai mass-media. Alla fine, grazie all’aiuto di un altro giornalista (Sergio Neri) riuscì ad incontrarlo, gli spiegò che voleva ritrovare la nave. Come prima cosa si informò se cercava di recuperare un tesoro, e soltanto quando ebbe rassicurazioni che ciò non sarebbe successo, accettò di aiutarlo. Si fece narrare la storia per sommi capi, volle una foto dello scomparso e una della nave e tenne una mano aperta sulla nave mentre con l’altra percorreva una carta nautica del basso Tirreno. Ecco come Nievo riporta testualmente l’esperimento: “ ‘Ci sono varie navi affondate qui’ tradusse il figlio che conosce la nostra lingua. Croiset continuò a scrutare la carta, col microfono vicino per registrare tutto. ‘Qui c’è un relitto di quell’epoca’, disse. Poi segnò un punto e più avanti, oltre Punta Campanella, ne segnò un altro. ‘Anche qui nel 1861 il faro non era allo stesso punto di oggi’. Segnò un terzo punto. ‘Qui c’è una nave mezza insabbiata’, disse. Disegnò su un foglio su cui prendevo appunti la sagoma di una nave. Spostata verso il centro, nella parte di poppa segnò il punto di frattura della nave. Più avanti, verso prua, tracciò una leggera linea, lunga. ‘Qui comincia la sabbia’ disse.”

Nievo gli domandò come poter individuare, sott’acqua, il luogo esatto. “ ‘A 100 metri dal posto dove giace il relitto, verso ovest, c’è una grande roccia , di questa forma’ e Croiset disegnò sulla carta nautica il grosso scoglio salendo in perpendicolare da sud e scendendo più dolcemente, ma sempre deciso, a nord. ‘E’ alta 70 metri dal fondo. Intorno c’è sabbia. Cerchi laggiù.’ ”. Il primo punto era a 40 metri di profondità, il secondo a 90. Ma il terzo era tra 250 e 270. La cosa straordinaria fu quando Nievo, con l’aiuto di un batiscafo sperimentale, incontrò la roccia che aveva disegnato Croiset. Proseguendo, alla profondità di 267 metri, trovarono il relitto di una nave a vapore, a due miglia da Capri. In realtà non possiamo sapere se il relitto fosse proprio quello della “Ercole”, lo scrittore non ci riuscì, ma una nave c’era ed era proprio dove l’aveva vista Croiset. Nievo non era uno sprovveduto, anzi. Volle immortalare quel momento ne “Il prato in fondo al mare” libro con il quale vinse il premio Bancarella.

Ma la specialità di Croiset era quella degli scomparsi ed infatti la polizia olandese era solita consultarlo per ritrovare persone scomparse o per i casi di omicidio più intricati. Non sempre gli riusciva di risolvere i casi, ma per alcuni di essi destò profonda impressione. Nel 1970, a Tokyo, fu chiamato per cercare un bambino scomparso: fornì una descrizione del luogo così precisa che il corpo del bambino fu ritrovato dopo 24 ore, esattamente dove aveva detto di cercarlo. In un altro caso, in Olanda, la polizia gli portò gli effetti personali di una donna assassinata. Croiset fornì agli investigatori informazioni precise su come era avvenuto il delitto e persino il nome dell’assassino. Stessa cosa avvenne per una ragazza di Brooklyn. Anche questa volta il sensitivo olandese soltanto esaminando una fotografia, una mappa di New York ed un elemento dell’abbigliamento della vittima, disse dove trovare il corpo e fornì il nome dell’assassino, che fu catturato e condannato.

Nel 1976, volò di nuovo in Giappone, chiamato per localizzare una ragazza scomparsa, Miwa Kikuchi, di cui gli fu mostrata soltanto una fotografia. Croiset, davanti agli sbalorditi operatori di una TV giapponese, affermò che era morta “sulla superficie di un lago vicino a casa sua e nei pressi di una banchina per le barche, vicino ad una struttura sporgente gialla”. Il corpo della ragazza fu recuperato in un serbatoio per l’acqua, dipinto di giallo, che si trovava vicino ad un molo. In Giappone il caso di Miwa Kikuchi gli diede una enorme popolarità.

L’incredibile Gerard Croiset morì per un attacco di cuore nel St.Antonius Hospital di Utrecht il 20 luglio 1980. Aveva 71 anni. Portò con sè il suo mistero e le tante polemiche che avevano accompagnato in vita la sua attività. Ufficialmente, le sue qualità ESP non sono mai state riconosciute.

Duilio Chiarle

GERARD CROISET: L’UOMO CHE NON RIUSCI’ A SALVARE MOROultima modifica: 2014-08-01T20:28:31+00:00da 59limes
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